Come la fame cambia il volto del mondo
- 11 gen 2022
- Tempo di lettura: 1 min
Aggiornamento: 7 nov 2022
È la fame, molto più della guerra, il vero motore dell’emigrazione; e il modo nel quale la comunità internazionale e i singoli Stati si dimostreranno capaci di rispondere alle sfide poste dall’alimentazione determinerà in modo radicale il futuro del mondo

Per introdurre il discorso, servono alcuni dati. Per quanto riguarda il nostro territorio nazionale, solo negli ultimi trent’anni, gli stranieri sono più che raddoppiati: oggi costituiscono una percentuale di poco inferiore al 10% e hanno definitivamente trasformato l’Italia da un paese di emigrazione a uno di immigrazione, suscitando profonde trasformazioni di carattere sociale, culturale ed economico. E il caso italiano è tutt’altro che isolato.
“A sottolinearlo è il dossier Cibo & Migrazioni, nato dalla collaborazione fra MacroGeo, società di ricerca geopolitica, e il Barilla Center for Food & Nutrition.”
“Nel corso degli ultimi quindici anni – spiega all’interno dell’inchiesta Lucio Caracciolo, direttore di Limes e fra gli autori del dossier – il numero dei migranti internazionali è aumentato in tutto il mondo, da 173 milioni nel 2000 a 244 milioni nel 2015 (dati Nazioni Unite). Aggiungendo a questi i migranti interni, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ritiene che i migranti siano più di un miliardo di persone”. E il fenomeno, nei prossimi anni, è destinato ad assumere proporzioni ancora maggiori: “La popolazione africana – prosegue Caracciolo – già consta di 1,2 miliardi di persone e, se i tassi di crescita demografica non subiranno significative variazioni, per la metà del secolo tale cifra si sarà raddoppiata; quadruplicata nel 2100”. Mentre gli europei, secondo le più probabili proiezioni, caleranno dagli attuali 700 milioni a 650 milioni.



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